mercoledì 9 agosto 2023

Don Paolo ci racconta dei quartieri poveri di Manaus in Amazzonia

 

I QUARTIERI POVERI DI MANAUS


 

Quartiere Giovanni Paolo-Manaus

Paolo Cugini

Ieri ho visitato la Manaus bene i cui video hanno provocato lo scandalo dei cattolici doc (quando perbenismo c’è in giro!), oggi ho visitato alcune delle zone più povere di Manaus. Ecco qualche dato.

Più della metà della popolazione di Manaus vive in comunità periferiche. La capitale Manaus ospita anche due delle più grandi periferie del Brasile: i quartieri di Cidade de Deus e São Lucas, entrambi nella zona est della città.

I dati diffusi dall'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE) mostrano che circa il 53% della popolazione di Manaus vive in agglomerati subnormali (termine tecnico per occupazioni irregolari e periferiche; popolarmente conosciute come favelas), con più di 348mila famiglie che vivono in questi spazi.



Manaus ospita anche due dei più grandi sobborghi del Brasile: i quartieri Cidade de Deus (con 16,7 mila famiglie) e la comunità di San Lucas (con 16,4 mila famiglie), entrambi nella zona est della città. In queste regioni vivono, in genere, popolazioni con condizioni socioeconomiche, igienico-sanitarie e abitative più precarie. Come fattore aggravante, molti agglomerati subnormali hanno una densità di edifici estremamente elevata, che rende difficile l'isolamento sociale e può facilitare la diffusione del Covid-19.

In tutta Amazonas, 393,9 mila famiglie sono state contabilizzate in questa condizione, che rappresentavano il 34,6% del numero totale di famiglie nello stato. In proporzione, siamo lo Stato con il maggior numero di famiglie con occupazioni irregolari. Nello stato ci sono 28 comuni con cluster subnormali. Sebbene Manaus sia in testa con la percentuale più alta, Santo Antônio do Içá è al secondo posto con il 34%.



In questa ampia zona in cui vivono migliaia di famiglie povere, la Chiesa cattolica è presente con alcune aree missionarie. La più significativa è l’area missionaria Maria Immacolata, che comprende nove comunità. Di queste alcune sono ben strutturate, mentre altre meno. Il dato interessante è che le nove comunità sono tutte coordinate da donne. Ho provato a cercare sul sito chi fosse il prete che celebra alla domenica e non ho trovato indicazione. Sono dovuto entrare nel sito diocesano per scoprirlo.

La chiesa della comunità Santa Chiara

Considerazioni di don Paolo sulla Domenica - Giorno del Signore - in Brasile

 

LA DOMENICA E' IL GIORNO DEL SIGNORE

messa nella comunità Sacra Famiglia



Paolo Cugini

 

Tra sabato e domenica ho celebrato sei messe e realizzato una celebrazione della Parola: tanta roba. Una messa in ogni comunità e, nella maggiore delle quattro che di nome fa Sagra Famiglia, le messe al fine settimana sono tre. Tutte le messe preparate a puntino. Nella comunità sacra famiglia ci sono quattro équipes liturgiche che si occupano anche della parte della musica. Nella messa celebrata alle 19 nella comunità Gesù luce dei popoli l’équipe liturgica ha suonato e cantato così bene che veniva voglia di rimanere altre due ore. Pregare cantando i canti della liturgia: molto bello e profondo.

Comunità Gesù luce dei popoli


Nel fine settimana non sono solo, ma vado nelle comunità assieme al diacono Riccardo, padre di famiglia, insegnante nelle scuole medie e superiori. Insieme andiamo nelle comunità e celebriamo. Riccardo accompagna in modo particolare due comunità in due quartieri della comunità Sacra Famiglia, celebrando con loro la Parola di Dio e distribuendo la comunione. È questo un aspetto interessante della missionarietà vissuta nelle comunità. Per stimolare il cammino di fede nelle persone che vivono più distanti, è la comunità che va da loro, visitando le famiglie e celebrando con loro dove capita: sotto un albero, in una casa, in un garage (come questo sabato). Riccardo fa questo servizio accompagnato, durante il periodo scolastico, da due seminaristi che, a partire da agosto, sarà un solo perché l’altro ci ha mollato.

Il diacono Riccardo celebra nella comunità Manaus 2000


Nel fine settimana Riccardo e il seminarista vengono a dormire nell’appartamento dove ora sono alloggiato, che è l’appartamento del parroco don Candido. La Sacra Famiglia è una zona missionaria nel sud di Manaus, non è parrocchia e non ha una canonica. Hanno deciso, allora, di affittare un appartamento in una zona residenziale che, tra l’altro, è anche il territorio della comunità più giovane, che conta circa un migliaio di famiglie: Giovanni Paolo II. Sono le quattro comunità che pagano l’affitto dell’appartamento e il salario del parroco e della segretaria. Sul modo di gestire l’economia delle comunità ve ne parlo in modo dettagliato un’altra volta: merita una riflessione a parte.

Riccardo un ottimo cuoco


Mentre visito le nuove comunità a Manaus, mi vengono alla mente le comunità che ho lasciato nella bassa Bolognese e rimango ammirato con il cammino realizzato con loro. Una cosa è infatti, lavorare pastoralmente con decine di migliaia di persone dove, in un modo o in un altro, qualcuno lo trovi per portare avanti i servizi della comunità. Quando, invece si è in pochi, lontani dai grandi centri non è facile vivere la comunità e sensibilizzarsi per i vari servizi di cui c’è bisogno. Eppure, negli ultimi due anni, non ho mai celebrato una messa che non fosse preparata a puntino nei canti, nelle preghiere dei fedeli fatte ogni settimana da ogni singola équipe, l’introduzione alla liturgia. Bei ricordi che porto con me nel cuore e mi stimolano nel servizio all’annuncio del Vangelo nella terra di Manaus.

 

Comunità Givanni Paolo II, quella in cui abito


Comunità Vergine della Pietà

Considerazioni di don Paolo al suo arrivo in Brasile

ERA DA TANTO

 

Vetrata nella chiesa della Sacra Famiglia


ERA DA TANTO

 

Paolo Cugini

 

Non ero più abituato a vedere tanti ragazzi e giovani entrare in chiesa tranquillamente senza sbuffare, ma anzi essere presenti assumendo compiti nella liturgia, nel canto o come chierichetti. Non ero più abituato a vedere a messa tante coppie di sposi con i loro figli. È veramente una chiesa giovane. Alla messa delle 7 del mattino nella chiesa della zona missionaria Sacra Famiglia, ho contato una ventina di ministri: della parola, dell’eucarestia, del canto, oltre ai chierichetti e, tra loro, ragazzi, ragazze e bambini. Sabato pomeriggio avevo partecipato all’incontro che il diacono Riccardo ha tenuto ai ministri dell’Eucarestia delle quattro comunità di cui è costituita la zona missionaria (che non è ancora parrocchia), nella quale sono in aiuto a don Candido, attualmente a San Paolo per stare vicino al padre che si sta curando da un tumore. Ho chiesto ai ministri dell’eucarestia se il loro compito era solo quello di aiutare il prete all’altare nell’ora della comunione e loro mi hanno risposto che il loro impegno è soprattutto con gli anziani, gli ammalati della comunità, ai quali portano la comunione settimanalmente.

Il diacono Riccardo tiene il corso per i ministri dell'Eucaristia 


Mentre partecipavo a questo incontro formativo, pensavo alla situazione nella quale mi sono trovato negli ultimi tre anni nella quattro parrocchie della bassa bolognese dove, a causa di decisioni passate da parte di alcuni vescovi poco lungimiranti, non sono ammessi ministri e ministre dell’eucarestia. E così si toglie la possibilità a tante persone anziane sole in casa, che un tempo partecipavano alla vita della comunità, di poter ricevere la comunione. È un classico esempio dei danni che le idee sbagliate che assimiliamo dalla cultura patriarcale e misogina dominante, ci conduca a fare scelte sbagliate che danneggiano noi e gli altri.

La segretaria delle 4 comunità stipendiata dalle stesse


Le quattro comunità della zona missionaria Sacra famiglia sono coordinate da quattro laiche: Sandra, Angelica, Estela e Luzimeire. Sandra mi ha detto che, quando il prete non c’è alla domenica, non ci sono problemi. Non cercano un prete per sostituirlo, anche perché i preti hanno già un sacco di messe da celebrare nelle loro comunità, ma sono le ministre della parola che celebrano.

-          E la gente cosa fa? Va a cercare una chiesa dove c’è la messa?

-          Assolutamente no. La gente viene alla celebrazione, perché il centro del nostro cammino è il Signore presente nella comunità.

Confraternizzazione dopo la messa del sabato


Dieci anni di chiesa italiana così clericale non solo nei preti, ma anche in molti laici e laiche, mi aveva fatto dimenticare il suono soave di queste parole: il valore della comunità. Comunità che non dipendono dal prete, perché sono molti i laici e le laiche che assumono incarichi, perché amano la loro comunità e la vogliono vedere viva e attiva. In pochi giorni mi è stato offerto molto materiale su cui rflettere.

Riceviamo e pubblichiamo quanto scrive Padre GABRIELE Carlotti nel giorno del suo 60° compleanno. A U G U R I ! ! ! !

lunedì 31 luglio 2023

Riconoscenza

 



Carissimi amici, vi scrivo per condividere la gioia della vita. Domani andrò nella Segreteria di Azione Sociale per farmi rilasciare il documento di anzianità: 60 anni compiuti. Qui in Brasile è importante perché c’è una legge che difende la dignità degli anziani, non solo gli riconosce il diritto alla pensione, ma anche la gratuità sui trasporti pubblici e la priorità nelle lunghe file negli uffici e nelle banche. Senza accorgermene ho raggiunto il significato del mio servizio: prete = presbitero = anziano. Alla scuola della vita impariamo a vivere.

La vita è la nostra grande maestra. Per questo, credo, che Gesù raccontasse spesso fatti di vita: il Regno dei Cieli è come il seminatore, la semente piccola, il lievito, il grano e la zizzania, il tesoro, la perla, la rete. Ormai da quattro anni, 21 in Brasile, mi trovo qui in Amazzonia. Un po’ fuori dal mondo, o forse al centro di un mondo nuovo. Nell’ultimo viaggio missionario la Comunità di Apaparì ci ha regalato un grosso pesce, un tambakì, e ci abbiamo mangiato per due giorni. L’amico colombiano ci ha dato parte del cerbiatto appena ucciso nella sua proprietà. Nella Comunità di Barro Alto quando siamo arrivati, stavano scuoiando due cinghiali, catturati vicino a una fonte d’acqua e hanno condiviso con lo stinco, parte pregiata. Nella notte, purtroppo, un bimbo piccolo è stato morsicato da uno scorpione, lo abbiamo medicato, ma il dolore è rimasto intenso e per molto tempo. Siamo poi arrivati a Mamurià e, dopo la messa, Assis mi annuncia, visibilmente contento: padre, oggi potrai provare una prelibatezza, scimmia bollita, e così, un poco titubante, apprezzo la carne scura di questo primate.



Nella Comunità di Nova Esperança c’è grande movimento, l’acqua del fiume che stava rapidamente scendendo si è fermata da due giorni e gli insetti hanno invaso i campi e le case. Non sono riuscito nemmeno a celebrare la messa, non avevo le calze per proteggermi e i piedi erano letteralmente martoriati dai morsi dei pappataci. Ma prima di ripartire, la nonna mi chiama e mi offre due grandi salsicce di carne scura; nella notte i nipoti avevano ucciso una grande Anta (una specie di asino selvatico), senza frigo perché non c’è energia elettrica, si cuoce la carne e si fanno insaccati. Così, mentre risaliamo sulla barca pensavo alla complicità tra Natura e Umanità, al respiro della vita. A quel tesoro nascosto nel campo che tante volte non riusciamo più a vedere perché abbiamo perso l’entusiasmo di cercare la bellezza di una perla di grande valore. Allora ancora mi domando quale sia l’autenticità della vita, dove sta correndo il nostro mondo frenetico e tecnologico, guerrafondaio. Cerco di lasciarmi coinvolgere dall’essenziale che dà il giusto valore al superfluo e che con gioia vende tutto per quel tesoro che ha trovato, per la luce di quella perla preziosa.



Nella prossima tappa ci aspettano quattro battesimi, in una Comunità dove i bambini non hanno ancora imparato a fare il segno della croce, ma sanno divertirsi con una palla di stoffa e sgranano gli occhi per pochi biscotti al cioccolato che giustificano il loro ‘sopportare’ la Messa dei grandi. Siamo ormai di ritorno verso la città, l’elica della barca ha toccato il fondo del fiume che sta rapidamente seccando, lasciando allo scoperto grandi banchi di sabbia dorata, tentazione per chi ancora cerca oro inquinando le acque e senza rendersi conto della sua inutilità: non serve come cibo, né per costruire le case, solo riempie gli occhi di chi si illude e attacca il cuore alla falsa ricchezza. In questi giorni è in atto una grande operazione della Polizia Federale, promossa dal governo Lula a salvaguardia dei popoli dell’Amazzonia. L’esercito brasiliano assieme ad un contingente colombiano e peruviano sono entrati nei territori del garimpo illegale, sul fiume Puretê, un affluente del rio Içá e stanno distruggendo le imbarcazioni per l’estrazione dell’oro e l’uso del mercurio. Nessuno parla, tutto tace, ma l’aria è molto pesante, c’è un senso di impotenza e di rabbia per chi vede sfuggire il sogno di ricchezza; un senso di giustizia e di liberazione per quanti costretti a subire le conseguenze di malattie provocate dall’acqua e dal pesce contaminati dal mercurio.



Arriveranno a breve cinque giovani inviati dal Centro Missionario Diocesano, che hanno scelto di “ascoltare” e di usare le loro vacanze per venire in Missione. Li aspettiamo con gioia perché possano fare esperienza del respiro della vita, del legame tra Natura e Umanità, perché sentano sulla loro pelle le ferite di un mondo diviso tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, tra bianchi e tutti gli altri…, sentano l’odore della morte provocata dall’ingiustizia di un sistema economico e politico preoccupato di accumulare ricchezza e capitale. Ma specialmente perché respirino a pieni polmoni la forza della vita che si fa resistente e sempre risorge. Ancora una volta chiediamo al Signore, come il giovane re Salomone, che ci insegni ad ascoltare per saper discernere tra il bene e il male, e usare del dono di una mente sapiente e intelligente. Al Signore che continua a chiederci: “Ma voi avete capito tutto questo?”, vogliamo rispondere “Si”, e tirar fuori dal nostro cuore cose nuove di pace, di giustizia, di perdono, di gratuità nell’amore, e cose vecchie di fedeltà e di perseveranza, per essere, anche oggi, suoi discepoli.  

 

Gabriel Carlotti, missionario dell’Amazzonia

Santo Antonio do Içá, 31 luglio 2023 – 60° della mia nascita    

martedì 25 luglio 2023

GRANDINATA Sabato 22 Luglio 2023 - COMPILA IL MODULO STIMA DANNI entro MERCOLEDI' 26 luglio 2023

 


Modulo per la stima dei danni subiti dal maltempo del 22 luglio 2023

da compilare e consegnare (anche online) entro le ore 18.00 del 26/07/2023

In riferimento agli avversi eventi atmosferici dello scorso 22 luglio, si chiede a Chi ha subito danni al patrimonio privato, comprese le Attività Produttive, la compilazione del modulo allegato, per una prima ricognizione danni.

Si precisa che, allo stato attuale, la ricognizione dei danni non costituisce riconoscimento di finanziamenti per il ristoro degli stessi.


clicca qui per aprire la pagina web con il modulo

mercoledì 19 luglio 2023

LIBERATO PATRICK ZAKI!!!!




 Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha graziato Patrick Zaki. 


Zaki era stato condannato a tre anni, per diffusioni di notizie false, sulla base di un articolo scritto nel 2019 sulla minoranza coptaLa sentenza della corte speciale non era appellabile e ieri Zaki era stato arrestato immediatamente nell’aula del tribunale. Gli sarebbero rimasti da scontare ancora 14 mesi, poichè era stato in carcere dal febbraio 2020 al dicembre 2021.

Saluto del Card. Zuppi per i funerali di mons. Bettazzi


Papa Francesco e Mons. Bettazzi

 Mi dispiace di non poter essere presente. Non mi è possibile solo a causa di un impegno per la pace. Sono sicuro che Mons. Bettazzi, assetato di pace e giustizia e di convinta non violenza, mi avrebbe raccomandato di fare tutto “l’impossibile”. Ci aveva abituato alla sua presenza, solare, determinata, libera, evangelica, sempre in cammino, entusiasmante, piena di vita. Pur conoscendo bene il galateo ecclesiastico – educato com’era alla scuola di Nasalli Rocca e Lercaro – non ha mai smesso di portare con libertà il Vangelo ovunque, perché per tutti Gesù è venuto. E si è raccomandato, piuttosto, di andare a cercare, non di starcene fermi ad aspettare.

È stato un vescovo del Concilio Vaticano II. Non è mai entrato, né prima né dopo, nella folta schiera dei profeti di sventura, coloro che “non senza offesa” al successore di Pietro preferivano e preferiscono continuare ad usare le armi del rigore credendole indispensabili per difendere la verità, ed evocando improbabili periodi passati senza imparare dalla storia. Era libero perché amava Dio e la Chiesa. Cercava il dialogo non perché ambiguo, facile, ma proprio perché convinto della propria identità, senza ossessioni difensive che vedono il nemico dove non c’è e non lo riconoscono dove, invece, si annida. Ascoltava per rispondere e non per parlare sopra.

Comunicava la gioia di essere cristiano e annunciava la chiamata a tutti ad esserlo. Amabile, instancabile, gentile ma per niente affettato, scomodo, ironico, colto senza mai essere supponente, parlava della Chiesa e dei poveri perché la Chiesa è di tutti, ma specialmente dei poveri e perché «le ansie, le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». «La rivoluzione copernicana contenuta nella Gaudium et spes (non l’umanità per la Chiesa, ma la Chiesa per l’umanità) e quella della Lumen gentium (non i fedeli per la gerarchia, ma la gerarchia per i fedeli) stentano ad affermarsi», ripeteva. Lui non ha smesso di sognare. «Il mio “sogno” è che ogni cristiano si renda conto della sua vocazione “missionaria”.

«La gioia più grande? Essere prete», aggiungeva. Ebbe il premio Unesco per l’educazione alla pace, perché non si devono subire i violenti e perché la tendenza alla violenza è comune e porta a imbracciare l’arma, mentre la non violenza interpone la diplomazia. Fin dagli anni Sessanta ha scommesso sui laici, «non secondo i propri interessi, ma secondo l’interesse dell’intero cosmo per contribuire non solo a mantenerlo in essere… ma anche a svilupparlo nell’interesse comune». Sì, ha chiesto a tutti noi, tutti, opportune et inopportune, di «essere discepolo che dà gioia», convinto che «il Regno di Dio è l’umanità come Dio la vuole». Grazie don Luigi, benedizione con la tua lunga vita, perché non hai smesso di sognare e non ti sei stancato di farci vivere la primavera del Concilio. Grazie e continua a pregare per noi e con noi. In pace e con il sorriso.

Ivrea, Cattedrale
18/07/2023